• Disassembled

    79 Avatar di Zed | NC99 Zed | NC99 16/05/12 9:43 AM 57 minuti fa 2


    Because everyone has a bad day now and then.
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    Divertente corto animato basato sulle disavventure quotidiane dei supereroi Marvel.

    A quanto ho capito non è autorizzato da Marvel, quindi guardatevelo velocemente prima che sparisca. ;)

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  • Riflessioni sul tabù del Cannibalismo

    3 Avatar di Bettons Bettons 16/05/12 4:01 AM 6 ore fa 13

    Bevi Rosmunda dal teschio di tuo padre!

    Molti di voi leggendo questo precedente articolo si saranno improvvisamente ricordati di due cose: che l’uomo non è affatto alla cima della piramide alimentare del pianeta e che ancora oggi esiste ed è accettata da alcuni la pratica dell’antropofagia, con diversi fini e mentalità.

    Oggi andremo a riportare alla mente un’altra questione: la nostra società civile ha veramente abbandonato il cannibalismo?

    Cosa intendiamo dicendo cannibalismo?

    Per rispondere alla domanda, è doveroso riflettere sul termine e tutto quello che lo circonda. Fin da quando è stato coniato da Colombo, come già citato nello scorso articolo, le origini sono collegate al popolo dei Cannibi che praticava l’abominevole e misteriosa pratica del mangiare essere umani.

    Immaginatevi gli amerindi semisvestiti, con le mani piene di carne umana, mentre lo sguardo degli eleganti colonizzatori si volta non riuscendo a reggere più a lungo.

    Che bestie possono divorare e squarciare il corpo di un uomo, magari ancora vivo?

    Oppure, che bestie ripudiano il divorare personalmente un uomo, e accettano tranquillamente, addirittura con gioia, l’uccidere e lo squartare un’uomo con i metodi più fantasiosi ed indegni?

    Il cannibalismo è qualcosa che non riusciamo e non possiamo comprendere finchè non ci siamo dentro. La nostra cultura, il nostro patrimonio storico ci ha sempre visto vicini ad alcune pratiche particolari, eppure ripudiamo a priori e segniamo questo atto come se fosse un tabù peggiore degli altri. Un tabù mostruoso, solo di chi è capace di cose orribili e disumane.

    Oggi cannibalismo significa divorare un essere della propria specie, cosa molto comune in zoologia per alcune variabili, e poco comune nella nostra, per altre variabili (quelle umane le abbiamo gia viste nello scorso capitolo, quelle animali le vedremo nel prossimo).

    Ma al giorno d’oggi il termine ci collega ad un significato più ampio oltre al nutrirsi attraverso la carne, ovvero a quello di collegare due elementi con una connotazione talvolta positiva e talvolta negativa.

    Dire che oggi il termine cannibalismo è abusato è illogico: nel tempo, viene utilizzato per indicare contesti diversi in cui il termine si adatta e calza a pennello, e ciò indica come la parola si spalmi sulla pagina dei nostri costumi etici e si posi su quello in cui si identifica.

    Cannibale è un affarista che approfitta di un momento di incertezza del proprio avversario per impossessarsi del proprio patrimonio, cannibale è chi a capo di un esercito compie una strage di civili, cannibale è chi propone una copia migliorata dello stesso prodotto, cannibale è chi ruba un’idea e la copia, e così via.

    Quello che siamo riusciti a capire…

    Ma sono tutte pratiche che non possiamo minimamente avvicinare a chi divora un uomo, lo taglia a pezzi, lo cucina, e lo digerisce!

    Dobbiamo avvicinarci di più a quel cannibalismo rituale di cui abbiamo parlato molto senza approfondire, ed iniziare a fare dei collegamenti importanti ed essenziali.

    Fin dall’antichità è un evento comune a più culture, ne abbiamo prove in reperti, incisioni, dipinti e scritti. Abbiamo citato già gli esempi magico-rituali, dandone solo una spennellata rapida e veloce; abbiamo compreso le motivazioni del gesto? no.
    Oggi la nostra cultura si è evoluta, la nostra tecnologia è cresciuta e ha generato il credo della scienza. Non abbiamo spazio per la magia, non riusciamo a crederci. Quello che ci limitiamo a fare è descrivere le pratiche con uno studio che non riuscirà a farci comprendere al 100% questa pratica misteriosa.

    Allora iniziamo a stabilire se si tratta di Esocannibalismo, dove la vittima non appartiene al gruppo che pratica l’atto ma ne è estraneo, come un nemico, o di Endocannibalismo, quando la vittima è un elemento della propria comunità, come un defunto, un reietto, un deforme.

    Studiamo la metodologia, tutte le fasi della pratica: la tribù si riunisce per piangere il defunto, o la folla è galvanizzata dallo sciamano che invoca morte per favorire gli dei, o il clan punisce un clan nemico.

    E poi assistiamo alla pratica del banchetto, integrale o selettivo, in base al culto.

    Nessuno si rifiuta, nessuno è turbato, nessuno appartenente a quelle piccole sfere culturali si sottrae dalla pratica, perchè non è disgustosa, non è ripugnante e non è un tabù.

    Ovvero, non è nè disgustoso nè ripugnante perchè non è un tabù.

    Non possiamo stabilire cosa sia meglio o meno, non possiamo dare nessuna graduatoria, perchè ancora cadremmo vittime del nostro punto di vista e della nostra morale attuale. Eppure etichettiamo questo costume come se fosse una pratica legata solo a popoli primitivi, incapaci di raggiungere il nostro stesso livello tecnologico.

    ..e quello che non riusciamo a metterci in testa

    La realtà è un po’ diversa, e semplicemente la rifiutiamo, in quanto il nostro non conoscere ghettizza immediatamente le realtà scomode ad un mondo lontano dalla civiltà che ci nobilita così tanto.

    Tutti proviamo quegli impulsi “emotivi” che possono portare al nutrirsi di un uomo. E se ci soffermiamo su noi stessi, possiamo veramente stupirci. Quello che escludiamo come “elemento magico” è in realtà un momento di grande passione, di eccitamento, che può veramente avvenire in una società come la nostra in casi isolati e volendo potrebbe anche essere reso legale!

    Tecnicamente, tutti ci nutriamo di nostri simili: iniziamo con il cordone ombelicale, nutrendoci del cibo che genera la nostra stessa madre, e veniamo allattati con il latte del suo seno. E quella della nutrizione, insieme all’atto sessuale, è una delle più grandi fonti di appagamento emotivo dell’uomo.

    Nonostante vi sia molta critica attorno agli studi Freud, dobbiamo concordare sul fatto che molte teorie, per quanto non ancora provate a livello biologico al 100&, risultino molto convincenti e ci introducano alla riflessione su alcuni collegamenti di avvenimenti: Freud stesso definisce una fase orale del bambino dove sperimenta il mondo circostante attraverso la bocca. Si succhia un dito, succhia dal seno della madre, si infila in bocca qualsiasi cosa. Poi cresciamo, proviamo affetto e diamo baci, abbracci. Siamo passionalmente coinvolti in atti sessuali, con fantasie e corpi a confronto, tra morsi, giochi di lingue.
    Come ci avviciniamo alle pratiche sempre più eccitanti, più possiamo trovare gli elementi alla base della pratica del cannibalismo.
    Le perversioni sessuali, che sicuramente non appartengono solo ad assassini ed ai ghettizzati della società, sono solo un velo di fronte a due corpi nudi e sudati che eseguono un rito comune a tutti i popoli.
    NSFW MORE:
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    Nutrirsi di carne umana è una pulsione legata ad un evento, sia un caso estremo di sopravvivenza, sia una ritualità coinvolgente, sia una pulsione mirata al piacere.

    E se l’atto sessuale è limitato e vincolato poichè visto da una tradizione o una religione, non dobbiamo meravigliarci se mangiare carne umana sia peccato.

    In sostanza, gli ingredienti del cannibalismo sono gli stessi dell’atto sessuale, o dell’omicidio, e la digestione del risultato dipende semplicemente dalla mentalità e dalla cultura storica della civiltà soggetto.

    Oltre la carne

    Nel 1979 viene distribuita la pellicola Cannibal Holocaust, che riesce a farsi definire come un

    opera contraria al buon costume e alla morale

    dove oltre alle cruenti scene truci(non spoilero nulla, guardatelo e meditate, eretici!) è abbinata una morale finale, una forte critica ad una civiltà cannibale che non è quella degli indios antropofagi ma la nostra, che non si fa scrupolo di nulla per perseguire le proprie ambizioni nei confronti di chi è considerato inferiore, nel film i protagonisti che sacrificano una tribù e i propri amici pur di avere tutto impresso su pellicola. Sono quindi loro i cannibali, come lo sono i giornalisti oggi, che per di assicurarsi lo scoop sensazionalistico per primi sono pronti a nutrirsi delle disgrazie delle persone, disgrazie di cui a loro volta si nutrono i telespettatori, altri cannibali, che non seguono più la vicenda per informarsi, ma per sentirne e sentirne ancora, preferendole ad altre, forse più utili.
    In questi ultimi anni la cronaca nera è diventata da supplemento a vera fonte di audience, e noi continuiamo a nutrirci delle storie e dei particolari, al di là della risoluzione del caso, priorità di facciata.
    Siamo circondati da cannibali e non ce ne rendiamo conto, relegando il significato alla presenza della carne.

    Conclusioni

    Tiriamo le somme: la nostra società considera un tabù il nutrirsi di carne umana.
    C’è un motivo reale? Uccidere una persona per mangiarla è tipica degli assassini cannibali, nelle civiltà che oggi lo praticano esiste una motivazione che viene accettata.
    E se fosse un morto? Rimane un tabù radicato, genericamente disgustoso, legato ad altri fattori, come il rispetto per il defunto o la questione dell’anima, che però viene tranquillamente bruciato e distrutto, oppure smembrato per donare gli organi, aperto per verificare autopsie ( a tale proposito ricordo a tutti una scena di Mondo Cane, dove eseguono una autopsia su un uomo riempito di sacchi di eroina per contrabbandarla).
    Dimentichiamo spesso anche quegli elementi della cultura fumettistica: Chi non ha nell’immaginario i Vichinghi di Asterix che bevono la “cranica” dai teschi dei vinti? E chi è rimasto disgustato dalla scena? Nessuno! Saturi come siamo da rappresentazione di vampiri che bevono sangue umano, o degli zombie che mangiano cervelli e carne umana, che non destano neanche paura, abbiamo completamente spostato ed accumulato le idee sul lato “tanto è tutta finzione” che appena spunta l’argomento nella vita reale generiamo le idee di un gesto orribile di cui sono capaci solo i mostri.

    Ovviamente è molto più “tollerato” l’omicidio, atto di cui questa società è satura, nonostante sia peggiore nella scala di valori basata su dei valori “oggettivi”, o la guerra, dove miliardi di persone sono sempre coinvolte in situazioni che con il proprio mondo civile non trovano nessun riscontro.

    Rimane quindi un tabù, e rimarrà tale fino al momento dell’esigenza alimentare: non si fa altro che parlare della sovrappopolazione, di come stiamo uccidendo il pianeta ecc ecc. Che ci vuole ad immaginare un futuro distopico dove l’unica fonte di cibo rimasta per la sopravvivenza è un allevamento di uomini?

    Per fonti e Approfondimenti:

    Qui
    Quo

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  • The Amazing Spider-Man 3D – Super Preview da 4 minuti!

    92 Avatar di itomi itomi 15/05/12 1:20 PM 21 ore fa 20

    Non sapremo com’è il film effettivamente finché non uscirà nelle sale, ma una cosa mi sento di dirla: finalmente un regista che gira un film in 3D inquadrando e montando scene che saranno sicuramente fighe in 3D.

    L’effetto “Luna Park” è inevitabile, ma credo che renderà benissimo in sala.

    Che ne dite di questo nuovo Spider Man? ne abbiamo già parlato tanto, ma questa nuova mega preview regala emozioni :)

    - The Amazing Spider-Man (Wikipedia.it)

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  • Chronicle – la recensione

    8 Avatar di Squitty Squitty 15/05/12 12:49 PM 21 ore fa 10

    Chronicle, cronaca, racconto dettagliato che non tralascia nulla. Con questo punto di partenza deve necessariamente essere letto il film della coppia Josh Trank e Max Landis (per chi se lo chiedesse la risposta è sì, è il figlio di John Landis!).
    Il giovane duo di autori sceglie la complessissima fase dell’adolescenza per raccontare una storia fantascientifica che è solo il pretesto per mostrare il grave dramma di un ragazzo emarginato.

    Andrew (Dane DeHaan) Matt (Alex Russell) e Steve (Michael B. Jordan) sono tre classici liceali americani. Legati da amicizia e parentela (Andrew e Steve sono cugini) i tre sembrano essere un grupo molto affiatato. Una sera, di ritorno da una festa, i ragazzi scoprono l’ingresso di una caverna al cui interno entrano in contatto con uno strano cristallo la cui origine è ignota.
    Il giorno seguente i tre scoprono di aver acquisito dei poteri telecinetici che gli consentono di spostare oggetti e persone. Purtroppo i forti problemi personali di Andrew, schiacciato da un padre alcolizzato e costretto ad assistere inerme alla morte della madre a causa di un cancro incurabile, uniti alla gelosia nei confronti del cugino Steve, finiranno ben presto per far dimenticare al ragazzo che “da grandipoteri derivano grandi responsabilità”.
    Toccherà a Steve affrontare il cugino ormai privo di controllo in una spettacolare battaglia fra esper.

    Nonstante il regista abbia utilizzato l’abusatissima tecnica del mockumentary alla fine la pellicola si fa apprezzare sotto diversi punti di vista.
    Innanzitutto va una gran nota di merito a tutto il cast ed in particlare al bravissimo Dane DeHaan che mostra grandi capacità nel rappresentare su schermo il dramma vissuto dal povero Andrew.
    In secondo luogo gli effetti speciali sono quasi sempre di ottima fattura salvo un paio di scene dove si nota qualche piccolo difetto d’integrazione degli oggetti realizzati in CGI.
    Infine la trama ha un grande pregio, nella sua astrattezza e fantasticheria è assolutamente credibile. Chronicle mostra esattamente quel che accadrebbe se tre amici, nell’età più problematica che ci si trova a vivere, si trovassero anche a gestire dei superpoteri.
    In un paio di scene posso tranquillamente affermare che mi osno tornati in mente ricordi dell’adolescenza, quando da accanito lettore di fumetti mi immaginavo quanto sarebbe stato fico poter volare, leggere il pensiero e dominare gli elementi.

    Per quel che riguarda le note dolenti direi che la pellicola risente del classico difetto di tutti i film del genere ovvero il dover costantemente giustificare la presenza di telecamere accando ai protagonisti per permettere di far si che il taglio documentaristico non venga mai meno.
    In questo lavoro non si può far altro che apprezzare l’incredibile fantasia che regista e sceneggiatore hanno avuto nel creare situazioni che permettano di mostrare le vicende dei tre ragazzi non sempre dalla stessa inquadratura, ma alla fine il risultato è un po’ troppo pesante ed innaturale e in certi momenti mi permetto di dire che sfiora il patetico.
    Oltre a tale difetto non si può passare indifferenti dinanzi certi sviluppi di trama un po’ troppo veloci che inevitabilmente portano lo spettatore alla conclusione prima che il regista riesca esattamente a mostrare il finale.

    Ad ogni modo non posso dire di esser euscito dalla sal deluso. La pellicola mostra con credibilità le vicissitudini di tre ragazzi investiti di una forza più grande di loro e credo che meriti di essere vista. A qualcuno potrebbe dar fastidio l’indiscusso tributo ad Akira su cui la trama vira palesemente negli ultimi 30 minuti.
    La perdita di controllo di Andrew deve moltissimo al personaggio di Tetsuo creato da Otomo ma io l’ho trovato un doveroso tributo al maestro oltrettutto ben realizzato.

    Nel vastissimo mercato dei finti documentari questo film ha il pregio di toccare alcune punte di originalità e considerando che non ricordo di vederne una dai tempi di Blair Witch Project (forse, ma giusto un pelo, Cloverfield) direi che si tratta di un pregio che non va certo sottovalutato.
    Un tentativo di innovazione che deve essere apprezzato visto che tra horror e fantascienza non mi pare che nessun altro prima della coppia Trank-Landis abbia tentato di cimentarsi nel mockumentary supereroistico.

    Pubblicato in contemporanea su schermosplendente

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    Alex Russell, , Dane DeHaan, , , , Michael B. Jordan, ,
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  • Come Muoiono le Religioni: Il Sabbatismo

    6 Avatar di Nicholas | Nè Nicholas | Nè 15/05/12 12:19 PM 22 ore fa 40

    “Just one: why my followers rule the world while nobody is still worshipping you? Think about it loser.”

    L’ultima volta ho scritto un articolo che parlava di religione e “il cielo non ci è caduto sulla testa” (cit.) quindi questa volta ve ne beccate un altro.

    Salve, sono Nicholas, forse vi ricorderete di me per articoli quali I Mercati TWTA, oggi volevo provare a rispondere alla domanda che tutti ci facciamo almeno 2 volte al giorno: è possibile spiegare le religioni con la teoria TWTA?

    Tutti noi siamo abituati a pensare che esistano alcune grandi religioni (cito a memoria: buddismo, induismo, giudaesimo, confucianesimo, cristianesimo, taoismo, islamismo, sono quelle di Civilization per quello me le ricordo), sappiamo anche che ci sono varie suddivisioni all’interno di ciascuna (protestanti/cattolici sciiti/sunniti) e che al giorno d’oggi chiunque può inventarsi una religione abbastanza facilmente (mormoni, scientology, la wicca, quella religione svedese del copia/incolla di cui non mi ricordo il nome etc.)

    Bene, la maggior parte di noi conosce a grandi linee la storia delle religioni principali e un po’ più nel dettaglio quella della propria (ad esempio chi l’ha fondata, quando, varie ed eventuali), eppure le religioni che abbiamo adesso non sono che una minima parte di quelle che sono esistite, le religioni che oggi conosciamo sono quelle che “hanno vinto” e, se la teoria TWTA ci insegna qualcosa, è che se molte persone possono essere accontentate da una ridotta varietà di beni allora per ognuno di questi che ha avuto successo ce ne sono molti altri che hanno fallito.

    E per le religioni è esattamente così.
    Lungo la storia si sono succedute centinaia se non migliaia di religioni, quelle che sono riuscite a raggiungere la “massa critica” (non solo numericamente parlando) e che erano maggiormente appetibili sono sopravvissute, le altre sono morte (teoria dei Memi FTW).
    Divinità come Horus, Giove, il Quetzalcoatl, Mitra, tutte divinità adorate da milioni di persone sono cadute nella polvere mentre altre, iniziate come piccole sette, sono sopravvissute fino ai giorni nostri.
    Di molte di queste abbiamo dati e racconti, di moltissime altre no e non le conosceremo mai.
    Oggi vi racconterò di una di queste, molto famosa ai tempi e oggi sconosciuta, parliamo di Sabbatai Sevi, della sua dottrina (il Sabbatismo), di come fiorì e di come infine si spense e venne dimenticata.

    NOTA questo articolo non intende offendere, diffamare e/o appoggiare qualsivoglia credo, credenza religiosa, divinità o teiera.

    Gli Inizi

    Sabbatai Sevi nasce a Smirne nel 1626, figlio di una agiata famiglia ebraica.
    Studia con alcuni dei migliori rabbini e fin da giovane è considerato un’autorità in materia di Cabala (si lo so, è buffo,anch’io da giovane ero un’autorità in Signore degli Anelli ma evidentemente ho sbagliato il filone fantasy…).

    Come di consueto i genitori gli organizzano un matrimonio ma lui si rifiuta di consumarlo ottenendo quindi il divorzio.

    A 22 anni decide che è ora di fare qualcosa nella vita e quindi si proclama Messia del popolo ebraico, è il 1648, secondo alcuni l’anno in cui il popolo eletto sarebbe stato redento.

    Ovviamente la sua setta viene cacciata a pedate da Smirne, lui si installa a Salonicco e continua a predicare.

    La Svolta

    Intorno al 1660 converte alla sua causa alcuni ricchi benefattori che gli danno i fondi necessari per far esplodere la sua dottrina.
    Viaggia molto, incontra centinaia di comunità ebraiche, il suo credo si espande su tutte le coste del Mediterraneo, risale l’Europa fino ad Amburgo, si propaga come un incendio nelle steppe polacche e persino ad Amsterdam gli eruditi si dividono in suo favore o contro di lui.

    Le comunità ebraiche sono in visibilio, ovunque è atteso e festeggiato come il Messia.
    Fioccano gli aneddoti: pare che, durante un viaggio in nave, l’imbarcazione fosse sorpresa da una tempesta e Sevi abbia sgridato il mare che si sarebbe subito calmato!
    Altri dicono che, durante un periodo di prigionia, dalla sua cella provenissero fuochi sacri e aromi sconosciuti!
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    I dotti si scontrano a suon di pubblicazioni e libelli, gli umili vendono i loro averi pronti a seguire il Messia in Terra Santa.

    Cosa sosteneva la sua dottrina?
    Bhe in pratica che la fede è l’unico mezzo per salvarsi, fare opere buone o conoscere la Torah serve tanto quanto.
    Inoltre le vecchie leggi sono false, quindi si possono infrangere senza problemi e non si sarà puniti per questo
    (A grandi linee, non sono un esperto).

    La Fine

    Forte del sostegno di centinaia di migliaia di fedeli Sabbatai si dirige a Costantinopoli.
    Pessima scelta.
    A quel tempo l’impero Ottomano era abbastanza preparato a gestire i tumulti delle minoranze religiose, l’idea di fondo era di lasciar abbastanza in pace chiunque finche si trattava di teologia ma, appena qualcuno avesse richiesto concessioni più “materiali” sapevano come intervenire.

    Sabbatai voleva la Terra Santa, quindi una bella fetta dei possedimenti mediterranei dell’impero, questo faceva di lui un problema, un problema che andava risolto.

    Arrivato a Costantinopoli lo fanno arrestare, come detto gli Ottomani non erano i primi venuti quindi gestirono la situazione nel migliore dei modi.
    Intanto sia il sultano che le autorità religiose si opposero al fatto che venisse giustiziato: avevano imparato che creare martiri è una gran seccatura e ottieni il contrario di quello che ti proponi, la gente inizia ad adorare maggiormente il profeta, si possono fargli dire e fare qualsiasi cosa e il suo sacrificio può venir emulato.

    Lo tengono in prigione un po’ poi il sultano gli concede udienza (i suoi solerti scannagatti hanno già raccolto un po’ di informazioni su di lui, tra cui il fatto che pare fosse dedito ad “atti impuri”).
    Sabbatai si dirige al palazzo seguito dalla folla festante che lo acclama come un dio.
    Ora, sappiamo bene cosa successe (è riportato nelle cronache) ma non esattamente come, quindi lo romanzerò un po’.

    Lungo la strada il Visir (o chi per lui) chiacchiera con Sabbatai.
    Visir “Sai Sabbatai, la tua religione, mi piace, io non metto in dubbio che tu sia il Messia, anzi.
    Basta guardare tutte queste persone che credono in te, chiaramente un segno di dio!
    Però vedi… il sultano… lui è un po’ così… come dire…”
    Sabbatai “Blasfemo?”
    Visir “Bhe… avrei detto più pragmatico e saggio ma anche blasfemo…
    Comunque senti, facciamo così, vedi nella piazza?”

    Sabbatai si gira e vede schierato un reggimento di arcieri imperiali.

    “Bene io ora ordinerò agli arcieri di tirarti contro, ovviamente dio non permetterà che il suo profeta venga ucciso giusto?
    Di conseguenza devierà le frecce in qualche modo, con un gran prodigio immagino! Questo convincerà il sultano!”
    Sabbatai “Ehmmm…”
    Visir “Ovviamente non è che ti costringiamo, se non vuoi lasciamo perdere…”
    Sabbatai “Mi sembra un’ottima idea!”
    Visir “… ma a questo punto la tua richiesta di un Regno in Terra Santa sarebbe solo una pretesa materiale, il che farebbe di te un volgare predone.
    Il sultano non vede di buon occhio le persone così, toccherebbe quindi impalarti sulla piazza centrale…
    Per fortuna che tu non sei un volgare predone ma il Messia!”
    Sabbatai “Già giaà… che fortuna…”

    “Oppure” dice il Visir fermandosi e fissando Sabbatai “Oppure possiamo dire che è stato tutto un malinteso, ossia che tutta la tua dottrina è stata un malinteso.
    Nulla di male, ma sarebbe brutto lasciare tutti i tuoi sostenitori nel dubbio vero?
    Convertiti pubblicamente all’Islam e sarai libero entro stasera”.

    Che scelta fece Sabbatai?
    I funzionari ottomani lo avevano messo nel sacco, erano andati a vedere il suo bluff sicuri che lui non voleva morire: se avesse rinunciato all’ordalia (il tiro degli arcieri) o accampato scuse sarebbe stato impalato come traditore di conseguenza l’unica scelta era l’apostasia.
    Ora, io non so se Sabbatai era il Messia (benché un’idea me la sia fatta…) ma so che era un mammifero e quindi con un certo istinto di autoconservazione, di conseguenza si convertì all’Islam.
    Gli Ottomani furono di parola, fu deportato in una zona judenfrei tra l’Albania e il Montenegro e li visse tranquillo fino alla morte avvenuta nel 1676.

    Il Culto

    La sua religione si sfaldò appena i suoi fedeli seppero della conversione, alcuni di loro tentarono spiegazioni assurde (è asceso al cielo, si nascosto in attesa che il mondo sia pronto, ha finto la conversione ma tra poco tornerà a predicare) ma la maggior parte di loro semplicemente andò avanti.
    Nel giro di pochi anni il Messia venne dimenticato.

    L’ultima traccia della sua dottrina rimane in una minuscola setta sincretista turca (i Donme) che predica un’osservanza di facciata islamica a fronte di una fede di stampo giudaico, insomma, un modo di far funzionare le cose lo si trova sempre.

    Conclusioni

    Torniamo quindi al nostro interrogativo: le religioni possono essere ricondotte a dei mercati TWTA?
    Esse rispondono alla domanda di credere delle popolazione e in cambio richiedono una spesa da ciascuno che decida di acquistarne una.
    Non è necessariamente una spesa monetizzabile, ma lo è in termini di effort e soprattutto di esclusività della scelta (nessuno crede in due religioni).
    Inoltre per ogni religione che riesce, migliaia scompaiono come appunto il Sabbatismo.
    Quindi sembrerebbe di sì.

    Ma in realtà sbaglieremmo a non vedere le differenze, intanto le religioni non nascono tanto per incontrare i desideri della popolazione, molte sono anzi estremamente contro intuitive e “faticose” da perseguire, ma bensì per la decisione di qualche singolo che, mi piace pensare, non lo faccia al solo fine di avere vantaggi materiali di qualche genere (benchè spesso il dubbio me lo ponga).
    Inoltre i mercati TWTA danno per scontata la possibilità di scelta, mentre il mercato delle religioni è molto simile a un’economia di stampo sovietico (non nel senso “In soviet Russia religion choose you” ma perché al momento della scelta l’offerta è spesso limitata a un solo bene a seconda dell’area geografica e inoltre cambiare religione è spesso complesso e richiede impegno).

    Ma, secondo me, il punto che hanno maggiormente in comune con i modelli TWTA sta nella risposta al perché le religioni che abbiamo adesso hanno vinto e quella di Sabbatai no.
    I motivi sono molteplici, storici, economici, politici etc. ma alla fine il motivo cardine è lo stesso che guida le logiche economiche quando il mercato decide quale sarà il prossimo best-seller da milioni di copie: fortuna.
    Ne più ne meno.
    Nessuno avrebbe mai scommesso su Twilight, così come nessuno avrebbe mai scommesso sui cristiani e nessuno su Sabbatai Levi, alla fine i primi hanno avuto fortuna mentre di Sabbatai non sappiamo nemmeno dove sia sepolto.
    La fortuna è ciò che hanno in comune, questo ovviamente a meno che non crediate in dio, in quel caso anche dio è un motivo valido ;)

    Fonti

    RTFW Sabbatai Sevi, Sabbatismo
    Hitchens – Dio non è grande.

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    apostasia, , , giudaesimo, messia, ordalia, , Sabbatai sevi
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